Alla Francia le dogane Ue nonostante la candidatura di Roma

La Capitale aveva superato il confronto con Città come Bucarest, Malaga, Porto, Varsavia ma non ce l'ha fatta a imporsi su Lille
Lo scorso 25 marzo il Consiglio dell'Ue e il Parlamento europeo hanno selezionato la Città di Lille, in Francia, come sede della nuova Autorità europea delle dogane (EUCA). Nove Stati membri si sono candidati e nella competizione Roma è giunta tra le finaliste per poi essere superata dalla proposta francese.
Una sbilanciata distribuzione degli enti
Nonostante la candidatura italiana sia stata sostenuta da un ampio fronte nazionale, Roma è stata superata nella fase finale. Il criterio di assegnazione segue uno schema di concentrazione delle agenzie nei Paesi del nucleo fondatore Ue ma, di fatto, ha trascurato il peso specifico italiano in termini demografici ed economici. La città francese ha ottenuto 36 voti, la Capitale italiana 18.
Tra gli altri enti europei in Francia ci sono l'Esma (Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati), l'Eba (Autorità bancaria europea), il Parlamento europeo, il Tub (Tribunale unificato dei brevetti) e l'Ocse (Organizzazione per la cooperazione e per lo sviluppo economico).
La procedura di selezione e il contesto istituzionale
L'iter per la scelta della sede dell'EUCA è stato definito congiuntamente da Consiglio e Parlamento nel febbraio 2026. Il principio fondamentale stabilisce che la competenza a decidere la sede delle agenzie spetta esclusivamente alle istituzioni europee. Per contro le decisioni dei rappresentanti degli Stati membri non hanno effetto giuridico vincolante nell'ordinamento dell'Unione.
Il meccanismo concordato prevede che Consiglio e Parlamento selezionino ciascuno due Città preferite da una rosa di nove candidate, per poi procedere a una serie di votazioni congiunte. Nove Stati membri avevano presentato la propria candidatura: Belgio (Liegi), Croazia (Zagabria), Francia (Lille), Italia (Roma), Paesi Bassi (L'Aia), Polonia (Varsavia), Portogallo (Porto), Romania (Bucarest) e Spagna (Malaga).
Le motivazioni della scelta
Nel corso delle audizioni parlamentari del 28 gennaio 2026, i rappresentanti delle Città candidate hanno avuto modo di illustrare le proprie proposte. La delegazione italiana ha messo in luce l'esperienza maturata dall'Italia nel settore dei controlli doganali.
Il verdetto finale ha premiato Lille e la motivazione politica della scelta è stata illustrata dal relatore del Parlamento europeo, l'olandese Dirk Gotink (PPE). Egli ha sottolineato come la Francia sia «una delle principali Nazioni doganali europee» e come «un pacco su tre che entra nell'Ue passi attraverso il territorio francese». Al di là delle dichiarazioni ufficiali, si può osservare che la scelta di Lille, situata a soli 35 minuti da Bruxelles in treno e nel cuore del denso triangolo "Bruxelles–Parigi–Lussemburgo", abbia risposto anche a criteri di prossimità logistica. Tuttavia in tal modo si finisce per privilegiare un Paese, la Francia, già ampiamente rappresentato nel panorama istituzionale europeo. Tutto questo rischia di rafforzare la percezione di un'Europa a due velocità".
Il precedente dell'AMLA
La mancata assegnazione a Roma segue di poco più di due anni il precedente caso dell'Autorità per la lotta al riciclaggio (AMLA). In quel caso la sede fu assegnata a Francoforte nel febbraio 2024 nonostante l'Italia avesse presentato una candidatura sostenuta dal Ministero dell'economia e delle finanze.
È interessante notare come, in una sorta di parziale compensazione, alla guida dell'AMLA sia stata successivamente nominata l'italiana Bruna Szego. Tale incarico è stato definito dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni come «di grande importanza che dimostra il valore delle competenze italiane nel contesto europeo».
La presenza italiana nelle istituzioni
La difficoltà dell'Italia a far valere il proprio peso nelle sedi comunitarie non riguarda solo le sedi delle agenzie. Un'analisi pubblicata da HuffPost Italia nel dicembre 2024 ha evidenziato come, su 53 posizioni chiave nei gabinetti dei Commissari europei, l'Italia vanti appena 3 presenze, contro le 9 della Germania e le 8 della Francia.
Questo squilibrio, prosegue l'analisi, non è solo numerico, ma riflette una fragilità. "Francia e Germania avanzano compatti grazie a una regia ben definita e a una rete di funzionari posizionati in ruoli chiave". L'Italia, pur disponendo di un contingente numerico di funzionari di rilievo (4.424 dipendenti italiani nella Commissione, pari al 14,6% del totale), non riesce a tradurre questa forza in influenza reale.
Il peso politico della scelta
Nonostante i criteri di selezione dichiarati includano l'obiettivo di un'equilibrata distribuzione geografica, nella pratica prevale un maggior peso politico. Questo spiega perché le candidature dei Paesi dell'Europa centrale e orientale siano state eliminate senza raggiungere la fase finale. L'Italia, pur giungendo all'atto conclusivo, ha dovuto cedere il passo a una candidatura percepita come più "centrale" rispetto al cuore amministrativo dell'Unione.
Nicola Sparvieri

